Rosolia, cos’è?

La rosolia, conosciuta anche come terza malattia o morbillo tedesco, è una malattia esantematica infettiva provocata dal Rubivirus che può colpire chiunque, anche se le statistiche provano che è più rara nei neonati e negli adulti di età superiore ai 40 anni. La rosolia a differenza di altre malattie esantematiche come il morbillo o la scarlattina, può manifestarsi in maniera molto blanda, a volte addirittura senza un’effettiva comparsa dei sintomi; nel bambino non lascia tracce permanenti e la prognosi è sempre benigna salvo sporadici casi (encefalite 1 caso su 6000). L’immunità al virus della rosolia, una volta contratta la malattia per la prima volta, è permanente. La denuncia della malattia è obbligatoria. Benchè  la rosolia sia una fra le malattie esantematiche più banali, nelle donne in gravidanza può rivelarsi fatale per la vita del nascituro.

Rosolia, sintomi e incubazione

L’incubazione della rosolia dura dalle due alle tre settimane. La malattia vera e propria inizia con febbre bassa, di norma sempre inferiore ai 39 gradi di temperatura, dolori articolari, talvolta congiuntivite. L’esantema è molto più tenue rispetto a quello da scarlattina o morbillo ed esordisce sul volto e i padiglioni auricolari del malato, manifestandosi  con un’eruzione cutanea  rosa o rosso chiara, che si diffonde successivamente agli arti e al tronco per poi scomparire del tutto, senza lasciare macchie, dopo 3 giorni. Nel 50% dei casi all’esantema si accompagna un ingrossamento dei linfonodi.

Rosolia, come si trasmette?

La rosolia si trasmette per via diretta tramite goccioline di saliva disperse nell’aria: colpi di tosse, starnuti, parole, sono i canali principali attraverso i quali il virus si propaga.
I luoghi pubblici come mense, scuole, caserme e uffici, nei periodi di picco del virus corrispondenti ai mesi della stagione primaverile, sono i focolai più insidiosi per la trasmissione della rosolia.
Tuttavia, se fino al 1970 le epidemie di rosolia scoppiavano con una frequenza di 3-5 anni di distanza l’una dall’altra, oggi prevenire la rosolia è molto semplice e grazie al vaccino anti rosolia la diffusione della malattia è ampiamente tenuta sotto controllo; addirittura, si calcola che in America la rosolia sia stata debellata. In tutti gli altri continenti del mondo il virus però è ancora presente, per questo motivo l’OMS ha disposto di non interrompere la somministrazione del vaccino.
Il periodo di incubazione del virus va da 2 a 3 settimane, durante il quale l’ammalato è contagioso una settimana prima della comparsa dell’esantema e, nella fase più infettiva, per la settimana successiva alla sua comparsa. La profilassi non prevede provvedimenti nelle persone esposte al contagio, ad eccezione delle donne nei primi tre mesi di gravidanza che vanno allontanate per il pericolo di gravi e permanenti malformazioni al feto.

Vaccino rosolia

Il vaccino anti rosolia è somministrato nella classica vaccinazione MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia ) o MPRV (ai precedenti si aggiunge il vaccino contro la varicella), ma anche in forma diretta a unico agente patogeno anti rosolia. Il vaccino garantisce l’immunità per oltre il 95% dei casi, una percentuale praticamente simile a quella ottenuta dal contagio tramite ceppo di virus attivo.
L’OMS raccomanda la vaccinazione a tutti i bambini che abbiano compiuto il primo anno di vita, con un richiamo fra il terzo e il sesto anni di vita nel periodo in cui il bambino inizia a frequentare la scuola.
Il vaccino è anche consigliato  a tutti gli adolescenti non immuni, ai soggetti affetti da HIV e alle donne in età fertile; gli effetti collaterali riscontrati sono del tutto assenti nel 90% dei casi mentre un 10% di pazienti riporta stati febbrili con una temperature inferiore ai 39 gradi e possibile eruzione cutanea.
Le voci sulla possibile correlazione fra vaccino MPR e autismo sono state smentite e ritenute  infondate, ma fra alcuni medici è ancora aperta polemica sulla questione.

Nel caso di soggetti  con sospette allergie, con gravi malattie del sistema immunitario (fatta eccezione per l’HIV), che assumono steroidi in dose massiccia o di donne in gravidanza o che ne inizino una nei tre mesi successivi alla vaccinazione, il vaccino può costituire un pericolo.

Rosolia e gravidanza – sindrome da rosolia congenita

Nella maggior parte dei casi la rosolia ha un decorso positivo e privo di complicazioni, tuttavia nel caso di donne in gravidanza c’è un elevato rischio di sindrome da rosolia congenita, una forma molto grave e incurabile trasmettibile da madre a figlio.

La sindrome da rosolia congenita può verificarsi nell’85% dei casi nel feto di una donna incinta che contrae la rosolia nei primi tre mesi di gravidanza, ma l’intero periodo di gravidanza pre e post concepimento è ad alto rischio.
Nel caso in cui l’infezione dovesse incorrere fra 0 e  28 giorni prima del concepimento, la percentuale di possibilità che il feto contragga la sindrome da rosolia congenita è del 43%.
Dopo 13 o 26 settimane dal concepimento la probabilità scende  al 23%. Generalmente non ci sono rischi se la malattia viene contratta nel terzo trimestre di gravidanza.
Il bambino venuto al mondo con la sindrome da rosolia congenita diventa a sua volta una fonte infettiva molto pericolosa per altri bambini o donne in gravidanza.

La sindrome da rosolia congenita è in genere contraddistinta da sordità neurosensoriale, cecità o difetti visivi e malattie congenite al cuore, che compongono la cosiddetta “triade” sintomatica della sindrome. Sono frequenti anche ritardo mentale, problemi a milza e fegato, micro e macrocefalia, trombocitopenia, anemia, epatite. Il 20% delle madri che contraggono la malattia nelle prime 20 settimane di gravidanza  è vittima di aborto spontaneo. In America, prima della diffusione del vaccino anti rosolia, fra il 1962 e il 1965, la sindrome da rosolia congenita ha causato circa 30.000 morti e 4 bambini su 1000 sono nati con la malattia. Questo allarmante dato è stato determinante alla diffusione del vaccino, che però va sempre somministrato nel periodo fertile della donna e mai a gravidanza già in corso. Ancora oggi, a livello mondiale, si stima che la sindrome colpisca 110.000 di bambini ogni anno.
La principale analisi da laboratorio per diagnosticare la sindrome è la retinopatia della rosolia, un esame oftalmoscopico che nel caso di positività evidenzia una retina nella tipica conformazione “sale e pepe”.

Rosolia, diagnosi

Specifici virus della rosolia, chiamati IgM anticorpi, sono presenti nel sangue e visibili ad analisi di laboratorio. Tuttavia questi sono spesso rinvenuti anche in pazienti che hanno avuto la rosolia da qualche anno, rendendo quindi più controversa la diagnosi da parte del medico.

Rosolia, prognosi e cura

La terapia per la rosolia è rivolta esclusivamente a curare i sintomi e prevede la somministrazione di antipiretici e il riposo. In caso di complicazioni batteriche (otiti o broncopolmoniti), è necessario consultare un medico che provvederà alla somministrazione di antibiotici.
Salvo rare complicazioni, la malattia ha un decorso positivo entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi.