Fuoco di Sant’Antonio, cos’è?

Con il termine fuoco di sant’Antonio si fa riferimento principalmente all’Herpes Zoster, una malattia esantematica virale caratterizzata da un’eruzione cutanea, generalmente concentrata in un’unica area del corpo. L’appellativo fuoco di Sant’Antonio è stato adoperato in passato anche per identificare L’Erisipela e l’Ergotismo, altre due malattie esantematiche che spingevano le povere vittime a invocare l’aiuto di Sant’Antonio Abate.

Cause e trasmissione dell’Herpes Zoster – fuoco di Sant’Antonio

L’herpes zoster è provocato dal virus varicella zoster, il virus portatore della varicella. Si tratta di un herpesvirus, appartenente alla stessa famiglia di altri agenti patogeni responsabili dell’ herpes labiale e dell’ herpes genitale. Sono virus che hanno la peculiarità di non abbandonare mai  l’organismo in cui si annidano. Infatti, dopo aver avuto la varicella e averla sconfitta, il virus varicella Zoster non sparisce definitivamente dal nostro corpo ma rimane latente fra i gangli nervosi, in attesa di ricomparire una seconda volta.

Il fuoco di sant’Antonio è la seconda manifestazione del virus varicella zoster, che in genere si verifica dopo decenni dalla prima esposizione al virus. Il varicella zoster, rimasto per anni all’interno del corpo delle cellule nervose, fuoriesce attraverso gli assoni e raggiunge il derma, provocando  l’eruzione cutanea dolorosa. Non è ancora ben chiaro quale sia il fattore scatenante che determini il risveglio, se così possiamo chiamarlo, del virus varicella, ma sembra che esso riaffiori quando il sistema immunitario è indebolito da malattie e cure farmacologiche (a base di cortisonici) o in periodi di forte stress psicologico. 

I soggetti a rischio sono prevalentemente gli individui sopra i 50 anni, con una percentuale maggiore per gli anziani (il 50% dei soggetti colpiti sono anziani). Tuttavia il fuoco di sant’Antonio si verifica con minor incidenza anche nei giovani e nei bambini. Elemento comune a tutti i malati di fuoco di sant’Antonio è l’avere avuto la varicella. Chi ha avuto la malattia nel 25% dei casi svilupperà l’herpes zoster. Al contrario, esso  non può manifestarsi in individui che non hanno avuto la varicella.

trasmissione e contagio

Il fuoco di Sant’Antonio è contagioso per i soggetti di qualsiasi età non vaccinati contro il virus varicella zoster che non hanno ancora avuto la varicella; i contagiati però non svilupperanno l’herpes zoster bensì la varicella. La contaminazione avviene mediante  le pustole e non per via aerea, quindi non ci sono rischi a condividere la stessa stanza con un soggetto affetto da fuoco di sant’Antonio, purchè non vi sia contatto fisico con l’esantema. Chi invece ha già avuto la varicella non corre alcun rischio.
Proprio come per la varicella, la trasmissione avviene nella fase in cui nell’organismo si formano o esplodono le vesciche. Una volta che esse hanno generato la crosta non vi è più la possibilità di essere contagiati.

Zostavax, vaccino fuoco di sant’Antonio

Il vaccino Zostavax per il fuoco di sant’Antonio è stato rilasciato nell’unione europea nel 2006 ed è consigliato a tutti gli individui di età superiore ai 50 che hanno già avuto la varicella. Non è da considerarsi un sostituto del vaccino varicella e non sembra sortisca particolari benefici nei soggetti al di sotto dei 50 anni. Il vaccino non deve inoltre essere iniettato a donne incinta o persone con malattie del sistema immunitario. Non sortisce effetto nei casi di varicella o fuoco di sant’Antonio già in corso. Lo studio condotto sul vaccino ha verificato che il 50% degli individui sottoposti a Zostavax hanno sviluppato l’immunità al fuoco di sant’Antonio e alla nevralgia post erpetica. Gli effetti collaterali sono stati principalmente cefalea e irritazione cutanea.

Sintomi e incubazione

Come detto, il virus rimane in incubazione anche per decenni negli individui che hanno avuto la varicella. I primi sintomi che si manifestano sono formicolii, bruciori e lievi dolori unilaterali, circoscritti ad un’unica parte del corpo chiamata dermatoma – dove successivamente esploderà l’esantema a fascia – che generalmente coincide con il lato sinistro o destro del tronco; il fuoco di sant’Antonio può tuttavia svilupparsi lungo un braccio, su un lato del viso o in casi rari in tutto il corpo proprio come la varicella. L’eruzione cutanea compare in un lasso di tempo compreso fra 1 e 8 giorni dai primi formicolii ed è abbastanza riconoscibile: essa è caratterizzata da una fascia di macchie rossastre con vescicole piene di liquido sieroso. L’intensità del dolore varia da soggetto in soggetto, il dolore può essere molto acuto ma sono frequenti i casi in cui l’esantema si presenta in maniera molto più blanda o addirittura neanche si presenti (zoster sine herpete). Spesso, quando i primi dolori compaiono all’altezza di cuore o polmoni, in assenza di esantema si ha la sensazione che interessino il cuore.
All’eruzione cutanea possono accompagnarsi altri sintomi:

  • Febbre
  • Mal di testa
  • Brividi
  • Dolori di stomaco
  • Insonnia
  • Inappetenza

Le vescicole continueranno a comparire per 3 o 5 giorni, fin quando non si romperanno andando a formare delle piccole croste che cadranno nel giro di 2 o 3 settimane, generalmente senza lasciare cicatrici.

Diagnosi

Il vostro medico effettuerà la diagnosi di fuoco di Sant’Antonio basandosi sulla vostra storia medica e sull’osservazione dei sintomi. Nei casi più controversi o che precedono l’esantema cutaneo potrebbe prelevare un campione di pelle o prescrivere un esame del sangue che, in caso di positività, evidenzierà un  elevato numero di globuli bianchi e di anticorpi al virus varicella nel sangue. Fattore che non è comunque probatorio per una diagnosi di fuoco di sant’Antonio certa al 100%.

Prognosi e terapia del fuoco di Sant’Antonio

Esistono svariati medicinali per curare il fuoco di Sant’Antonio, i più adoperati sono gli antivirali come Aciclovir (zovirax), Famciclovir o Varaciclovir, che se presi entro 72 ore dalla comparsa dell’esantema cutaneo sono in grado di attenuarne il fastidio e ridurre i tempi di guarigione. Nel caso in cui il dolore dovesse essere molto intenso, il medico potrebbe anche prescrivere antidolorifici e antiinfiammatori.
Un recente studio ha valutato un miglioramento dei tempi di guarigione abbinando alla cura  a base di Aciclovir un corticosteroide come il Prednisone.
Il trattamento naturale per il fuoco di Sant’Antonio prevede di mantenere l’area interessata molto pulita, detergendo la cute con acqua e sapone. Sono suggeriti anche impacchi freddi con una lozione anti prurito alla calamina o l’uso di cerotti topici alla Lidocaina per contrastare il dolore, da applicare sullo strato di pelle interessato.
C’è  chi ritiene efficace diluire nella vasca da bagno una soluzione di acetato di alluminio, utile per far seccare in anticipo le vesciche.
La prognosi è quasi sempre benigna, il dolore e le vesciche spariranno nell’arco di 2 o 4 settimane.
Molto raramente il fuoco di sant’Antonio si ripresenta più di una volta, questo è calcolato avvenga in circa il 3% dei pazienti.

Complicazioni nei casi di fuoco di sant’Antonio

Tendenzialmente, il fuoco di Sant’Antonio non lascia strascichi o complicanze. Di fondamentale importanza è consultare un medico nel caso in cui l’esantema attecchisca sul viso nella zona limitrofa ad occhi o naso, determinando herpes zoster oftalmico, una complicazione che può portare alla cecità. In rarissimi casi il fuoco di Sant’Antonio può essere causa della sindrome di Ramsay Hunt, ciò si verifica quando ad essere coinvolti dall’infezione sono i nervi cranici. Tuttavia L’effetto indesiderato più frequente e spiacevole è la nevralgia post erpetica, un prolungamento del  fuoco di Sant’Antonio che protrae il dolore ben oltre i classici tempi di guarigione – per mesi e a volte anche per anni – affliggendo la zona in cui è apparso il rush. Si verifica prevalentemente negli anziani, e colpisce mediamente una persona su cinque. Gli esperti ne  attribuiscono le cause alla scarsa tempestività nella cura all’Herpes Zoster, che lascerebbe delle reminiscenze permanenti sui nervi colpiti. Per affrontare la nevralgia post erpetica si fa ricorso ad aciclovir, in combinazione con antidepressivi, somministrati in dose minore rispetto ai casi di depressione. I trattamenti non farmacologici comprendono:

  • Terapia del calore
  • Terapia del freddo
  • Stimolazione elettrica del midollo spinale
  • Tecniche di rilassamento e yoga

Fuoco di Sant’Antonio in gravidanza

Il fuoco di Sant’Antonio in gravidanza è abbastanza raro, e nel caso in cui si verifichi le prospettive per le donne e per il feto sono comunque buone. Non vi sono rischi di danni per il feto nel caso in cui la madre presenti l’herpes zoster in gravidanza, a differenza dell’infezione da varicella. Ricordiamo però che la gravidanza è una fase molto delicata, quindi consigliamo di consultare ugualmente il medico di fiducia affinchè valuti la cura da prescrivere.